Parco fluviale del Tevere

Parco fluviale del Tevere

Il Parco fluviale del Tevere si estende per circa 50 chilometri nel tratto medio-inferiore del corso del fiume, dal ponte di Montemolino, (tra Todi e Montecastello di Vibio) all’Oasi di Alviano.

Il Parco comprende territori di notevole interesse ambientale, culturale, storico e archeologico.

 

Si può accedere al parco liberamente, rispettando l’ambiente e gli animali che lo abitano.

La sentieristica è stata tracciata per favorire la conoscenza di questo territorio, le sue valenze ambientali e storico-culturali.

I sentieri, in parte segnalati, permettono di raggiungere le Gole del Forello, il vallone della Pasquarella, l’Oasi di Alviano, Titignano, Corbara.

La zona del parco comprende circa 230 aree a tutela diversa: statali, regionali, comunali e Siti di Interesse Comunitario (SIC).

 

Le Gole del Forello
Le acque del Tevere, prima di entrare nel bacino artificiale della diga di Corbara attraversano per circa 8 km le Gole del Forello. Le gole sono costituite da profonde voragini di origine carsica, gole calcaree situate tra le dorsali dei monti Peglia e Croce di Serra, nel cuore del Parco fluviale. Vi si trovano interessanti complessi di grotte scavate dall’acqua, tra cui le Grotte della Piana, di Vergozzino, il Fosso di Callarano, le Buche del vento.

Le grotte della Piana
Tra le cavità più importanti, si trovano in una zona che sovrasta le gole del Forello, in località La Roccaccia di Titignano. Il terreno è caratterizzato da formazioni di travertino. La grotta principale è la cavità più grande in questo tipo di roccia presente ad oggi in Italia e si sviluppa con andamento labirintico per più di 2500 metri. Le concrezioni sono molto belle e queste grotte hanno anche un notevole interesse storico e documentario per il ritrovamento al loro interno di manufatti, resti ossei e frammenti di ceramica del periodo neolitico medio.
Le grotte sono visitabili con guide speleologiche.

Oasi di Alviano – Comune di Alviano
Intorno al 1977, dopo lo sbarramento del Tevere e la realizzazione della Diga di Corbara, terminata nel 1963, si è naturalmente formato il Lago di Alviano. In poco tempo, in quest’area, si sono verificate una serie di trasformazioni che hanno portato alla formazione di diverse zone palustri. Le acque del Lago di Alviano sono ricche di molluschi, di fitoplancton, insetti acquatici e di molte specie di pesci; l’area è ideale per la sosta e la nidificazione di una varia e ricca avifauna: sono stati individuati circa 160 specie di uccelli tra stanziali e migratori, tra cui spiccano il martin pescatore, la folaga, il falco pellegrino, l’airone cinerino e la poiana. Tra i mammiferi è presente la volpe, il tasso, l’istrice, lo scoiattolo, il riccio. Tra gli anfibi la rana dalmatina e il tritone crestato. Tra i rettili  vanno ricordati la biscia dal collare, il cervone, il biacco.
Dal 1989 il Lago è diventato Oasi naturalistica gestita in collaborazione con il WWF. Da quel momento sono stati fatti numerosi interventi di riqualificazione e sono stati creati percorsi e laboratori didattici.

La Fornace di Scoppieto  – Comune di Baschi
Il Tevere è stato fin dal paleolitico oggetto di interesse e sfruttamento da parte dell’uomo che ne ha occupato i diversi terrazzamenti naturali per adibirli a zone di coltivazione prima e costruirci villaggi e città in epoca etrusca e romana. Emblematici ed importanti sono i rinvenimenti archeologici dell’area di Scoppieto, nei pressi di Civitella del Lago, dove è stata individuata la presenza di un luogo di culto e sono state rinvenute alcune strutture di una fabbrica di ceramica che risalirebbe al primo periodo dell’impero romano.
I reperti ritrovati sono custoditi all’ l’Antiquarium di Baschi che è possibile visitare unitamente alla fornace .

Il Porto Romano di Pagliano – Comune di Orvieto
I manufatti della fornace di Scoppieto viaggiavano su imbarcazioni fluviali per raggiungere prima Roma e da lì esser imbarcati per l’Africa (Alessandria e Cartagine), dove sono effettivamente stati rinvenuti reperti provenienti da questa zona.
Il più famoso dei porti lungo il Tevere è il Porto romano di Pagliano, situato alla confluenza tra Tevere e Paglia non distante dalla Diga di Corbara.
E’ uno dei siti romani di maggiore interesse storico ed archeologico di questa area che interessa circa 8.000 metri quadrati. Oltre all’area portuale sono stati rinvenuti circa 70 ambienti collegati tra loro. Ancora visibili le strutture monumentali in pietra realizzate in bicromia con materiale vulcanico scuro e calcare bianco, alcune aree in opera cementizia rivestite in opus reticulatum, macine in pietra lavica, cisterne per l’acqua. In base agli ambienti ed agli oggetti rinvenuti, si può supporre che accanto al porto sorgesse un magazzino, un mulino per la macinazione del grano, un impianto termale. Sicuramente, vista la presenza di numerosissime monete, era presente un daziere per la riscossione del portium, la tassa di ingresso.
Molti gli oggetti rinvenuti: anfore vinarie ed olearie, ceramiche, frammenti di statue, chiavi, monete, lucerne, laterizi, vasi con sigillo della fornace di Scoppieto.
Il porto poteva essere utilizzato per il trasporto di oggetti, prodotti, stoffe e delle frumentationes , le razioni di grano destinati ai poveri di Roma.
Si pensa potrebbe essere stato in funzione tra il I ed il V secolo ma forse è ipotizzabile una sua frequentazione già in età etrusca. Al momento non c’è certezza  ma la presenza di tombe etrusche nella zona, nel Vallone di San Lorenzo ed a Castellonchio, fanno pensare ad un suo utilizzo da parte di quelle genti per il trasporto di merci verso Roma.
L’area è privata potevano utilizzarlo per il ed è situata all’interno di un’azienda agrituristica.

Le Tombe umbro-etrusche del Vallone di San Lorenzo – Comune di Montecchio

In località Fosso di San Lorenzo, non distante da Montecchio, è stata ritrovata una necropoli umbro-etrusca databile tra il VII e il IV sec. a.C.. Si tratta di una delle più vaste necropoli preromane dell’Umbria. Circa 3.000 tombe scavate nella roccia testimoniano l’esistenza di un grande centro, ancora non individuato, nelle vicinanze del fiume Tevere, ove probabilmente avvenivano scambi commerciali tra Etruschi ed Italici (si ipotizza che potesse trattarsi della città di Copio). L’area della necropoli è stata recentemente ristrutturata con opere di riqualificazione e la creazione di sentieri e servizi. I reperti rinvenuti all’interno dell’area sono esposti presso l’Antiquarium di Tenaglie.